Friedrich Nietzsche

 

 

Studioso della cultura greca, in particolar modo dei filosofi presocratici, Nietzsche attinse ispirazione anche dalle opere di Arthur Schopenhauer e dalla musica di Richard Wagner. Nella Nascita della tragedia dallo spirito della musica Nietzsche avanzò non solo una ipotesi relativa alle origini del teatro tragico dei greci, ma ritrovò nella tragedie di Eschilo e di Sofocle l'espressione dello spirito "dionisiaco" (dal mitico dio Dioniso). In opposizione complementare allo spirito "apollineo" (dal dio Apollo), che simboleggia l'equilibrio perfetto delle forme nelle arti plastiche, lo spirito dionisiaco esprime la tendenza a una liberazione di impulsi vitali profondi e a un'adesione al contrasto primordiale di opposti (fra nascita e morte, generazione e corruzione, ascesa e decadenza), che contraddistinguono il divenire. Questo sentimento tragico della vita sarebbe poi stato soffocato, secondo Nietzsche, dall'avvento di un atteggiamento razionalistico, il cui primo interprete fu Socrate. Con Socrate comincerebbe la decadenza della cultura occidentale, il cui itinerario Nietzsche interpreta in maniera opposta alle ideologie del progresso tipiche dello storicismo idealistico di Hegel e del positivismo ottocentesco.

 

Nel 1870, a soli ventisei anni, Nietzsche scrisse La visione dionisiaca del mondo. In queste pagine non destinate alla pubblicazione tratteggia la dimensione che sotterraneamente lo accompagnerà per tutta la vita: il rapporto conflittuale tra gli impulsi “generatori” della cultura umana, o almeno greca e poi europea, ossia la lotta tra l’apollineo e il dionisiaco. Il pensiero tragico di Nietzsche si forma intorno a questa lotta e il capolavoro giovanile pubblicato di lì a poco, La nascita della tragedia, ha come nucleo proprio La visione dionisiaca del mondo, dove è compresa con chiarezza l’irruzione epocale di quello strapotere proveniente dall’Oriente e della contromossa che l’Occidente ha adottato per non soccombere e per germogliare. Nel paesaggio bucolico della valle alpina di Maderanertal, vicino al Lago di Lucerna, Nietzsche compose questo suo scritto, spinto dall’ingenuo proposito di un “rinascimento” tedesco ma anche dall’impellente necessità di una “rivoluzione” dionisiaca.

 

 

Scrive Gianni Vattimo:

 

Nella filosofia di Nietzsche giovane hanno una parte im­portante, oltre agli studi filologici, l'incontro con il pen­siero di Schopenhauer e la fede nel valore rinnovatore dell'opera wagneriana. Durante gli anni di Basilea, Nietz­sche fu un ospite assiduo di casa Wagner a Tribschen, sul lago di Lucerna. In quegli anni, egli si attendeva da Wa­gner la rinascita dello spirito e della civiltà «tragica», a cui è dedicata la sua prima grande opera, La nascita della tragedia dallo spirito della musica. In essa, Nietzsche pro­poneva una nuova visione della classicità e, correlativa­mente, un nuovo concetto di decadenza. L'immagine della classicità che ha dominato la cultura europea dal rinasci­mento al romanticismo, afferma Nietzsche, riflette la ci­viltà greca vista (dai primi pensatori cristiani) già nella sua fase decadente, quando ormai la sua forza creativa si era esaurita. Le forme composte e armoniose con cui usiamo identificare lo spirito classico nascono in realtà da una dura reazione di difesa, sono il prodotto di una morbosa sensibilità al carattere caotico dell'esistenza, all'irraziona­lità dell'Uno primordiale (che Nietzsche pensa, da giovane, in termini schopenhaueriani). L'originario spirito greco è fatto di un elemento, o impulso, dionisiaco, che avverte la fondamentale caoticità dell'essere e che si esprime, sul piano artistico, nella musica; e di un elemento, o impulso, apollineo, che reagisce producendo un mondo di forme limpide e definite e che si esprime nella scultura. La gran­de tragedia greca, quella di Eschilo e Sofocle, è la forma suprema dell'arte in quanto in essa si compongono i due impulsi: la musica vi rappresenta il dionisiaco, mentre la vicenda dell'eroe è la definitezza apollinea. Questa sintesi dura poco: con Euripide la tragedia muore, e il responsa­bile di ciò è Socrate, di cui Euripide è idealmente disce­polo. Socrate impone infatti una visione razionalistica e ottimistica del mondo, nella quale l'esistenza individuale e sociale si riduce tutta sul piano della quotidianità banale, senza alcun legame col mito e col fato.

 

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Gianni Vattimo, "Introduzione a Nietzsche", pp. 193, Laterza Editori 1990
Gianni Vattimo guida il lettore e lo studente alla comprensione del pensiero di Friedrich Nietzsche, offrendo gli strumenti critici essenziali per intendere l'opera del filosofo alla luce delle molteplici prospettive storiografiche.
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Nietzsche scrisse anche delle poesie, i Ditirambi di Dioniso, ultimate nel 1889. Giorgio Colli fa notare che vennero costruite nel tempo e solo in parte composte nell'ultimo anno di lucidità del filosofo, dunque indicherebbero un qualche intento programmatico: alcuni dei componimenti, infatti, «furono composti prima e soltanto raccolti e sistemati da ultimo, quando Nietzsche già scriveva e spediva i biglietti della follia: segno, questo, che essi corrispondevano a un bisogno costitutivo e non meramente occasionale... essi consentono a Nietzsche un'apertura emotiva, di disserrare la sua impervia interiorità, che le altre opere non gli consentivano».

 

Lamento di Arianna

di F. Nietzsche

Chi mi riscalda, chi mi ama ancora?
Date mani ardenti,
date bracieri per il cuore!
Giù prostrata, inorridita,
quasi una moribonda cui si scaldano i piedi,
sconvolta da febbri ignote,
tremante per gelidi dardi pungenti, glaciali,
incalzata da te, pensiero!
Innominabile! Velato! Orrendo!
Tu cacciatore dietro le nubi!
Fulminata a terra da te,
occhio beffardo che dall'oscuro mi guardi!
Eccomi distesa,
mi piego, mi dibatto tormentata
da tutte le torture,
colpita da te crudelissimo cacciatore,
sconosciuto - dio...
Colpisci più in fondo!
Colpisci una volta ancora!
Trafiggi, infrangi questo cuore!
A che questa tortura
con frecce spuntate?
Perché guardi di nuovo
insoddisfatto da questo tormento,
con divini occhi lampeggianti?
Non vuoi uccidere,
torturare solo torturare?
A che - torturarmi,
tu malvagio dio sconosciuto?
Ah! Ah!
Ti avvicini furtivo
proprio in questa mezzanotte?
Che vuoi?
Parla!
Mi stringi, mi opprimi,
ah! troppo vicino!
mi ascolti respirare,
il tuo orecchio spia il mio cuore,
o geloso
-ma di che geloso?
Via, via!
perché la scala?
vuoi salire sin dentro, nel cuore,
nei miei più segreti
pensieri salire?
Svergognato! Ladro!
Che speri di rubare?
Che speri di scoprire spiando?
tu - dio carnefice!
Oppure devo, come il cane,
dinanzi a te adagiarmi?
Devota, rapita fuori di me
prostrarmi- amore?
E' inutile!
Trafiggi ancora,
spina crudelissima!
Non sono un cane - solo la tua preda,
crudelissimo cacciatore!
La più superba tua prigioniera,
tu, rapitore dietro le nubi...
Parla infine!
Tu velato dal fulmine! Parla!
Che vuoi, predone,  da me?
Come?
Prezzo di riscatto?
Quanto vuoi per riscattarmi?
Chiedi molto - consiglia il mio orgoglio,
e parla poco - consiglia l'altro orgoglio!
Ah! Ah!
Me - vuoi me?
me - tutta...
Ah! Ah!
E mi torturi, folle che sei,
distruggi il mio orgoglio?
Dà amore a me - chi mi scalda ancora?
dà mani ardenti,
dà bracieri al cuore,
dà a me, la più solitaria,
cui ghiaccio, ah! sette strati di ghiaccio
a bramare nemici insegnano,
persino nemici,
dà a me - te,
nemico crudelissimo,
anzi arrenditi a me!...
E' andato!
Ecco anche lui fuggì,
il mio unico compagno,
il mio grande nemico,
il mio sconosciuto,
il mio dio carnefice!
No!
torna indietro!
Con tutte le tue torture!
Tutte le lacrime mie
corrono a te
e l'ultima fiamma del mio cuore
s'accende per te.
Oh, torna indietro,
mio dio sconosciuto! dolore mio!
felicità mia ultima...
Un lampo - Dioniso si manifesta con una bellezza smeraldina
Dioniso:
Sii saggia Arianna!
Hai piccole orecchie, hai le mie orecchie:
metti là dentro una saggia parola! -
Non ci si deve prima odiare, se ci si vuole amare?...
Io sono il tuo Labirinto...