Mito


Sul carro d'oro ornato d'uve nere,

Lisio, trainato per i campi Frigi

Da tigri lascive e da fulve pantere,

Lungo i fiumi turchini arrossa oscuri muschi

ARTHUR RIMBAUD



La tradizione mitica su Dioniso è vastissima e si può ricondurre a due grandi versioni: quella dell'orfismo, operante in senso mistico; e quella di Esiodo, inserita nella religione olimpica.

 

Secondo la lezione orfica, Dioniso era figlio di Persefone (Core) e del suo sposo infero, di volta in volta chiamato Ade, Zeus katachtònios (sotterraneo) e Zagreo (appellativo di Dioniso stesso), destinato a regnare sull'universo dopo Zeus. Sbranato dai Titani, le sue membra furono affidate da Zeus ad Apollo, che le seppellì a Delfi. Secondo una mitografia antropogonica, Zeus folgorò i Titani e con le loro ceneri furono modellati i primi uomini. Diverse versioni antiche narrano che dalle membra di Dioniso raccolte da Demetra, o dalle ceneri di quelle carni, nacque la vite: il dono di Dioniso agli uomini. Se le membra di Dioniso furono bruciate, restò intatto il membro virile che una dea (Atena, secondo versioni tarde) raccolse e nascose in una cesta chiusa: l'emblema del fallo di Dioniso celato in una cesta ricorre come supremo simbolo segreto nel rituale iniziatico dionisiaco. La sua figura è il centro di un mito di morte e resurrezione (ciò spiega perché molti sarcofagi fossero decorati con miti bacchici).

 

Secondo la Teogonia esiodea, invece, la mortale Semele, amata da Zeus e incinta di Dioniso, chiese al dio, istigata dalla gelosa Era, di mostrarsi a lei in tutta la sua potenza, ma quella visione la folgorò mortalmente. Dalle sue ceneri Zeus prese allora il feto e lo introdusse in una sua coscia partorendolo poi sul monte Nisa (donde l'etimologia degli antichi: "il dio di Nisa" oppure "il nato due volte"). Là fu nutrito e allevato da donne e dall'androgino Sileno. Lo stesso Dioniso aveva un aspetto femmineo, che denotava il suo carattere ambiguo e sfuggente. Dioniso si calò poi nella palude di Lerna e trasse dagli inferi la madre Semele, la rese immortale, le diede il nome di Tiona ("colei che è in furore estatico") e con lei salì nell'Olimpo.

 

Altri miti narrano come il dio, divenuto adulto, scoprì la vite e il potere inebriante del vino, e ne fece dono agli umani. Si narra anche di vari suoi viaggi, fino in India, accompagnato dal corteo di satiri, sileni e baccanti.


Le principali mitografie, infine, ricordano Arianna come sposa del dio. Secondo una tradizione, Arianna, abbandonata da Teseo, al risveglio vede la nave allontanarsi, ma il dolore dell'abbandono è di breve durata poiché giunge Dioniso su un carro tirato da pantere che, conosciutala, volle sposarla. Secondo un'altra variante fu il dio stesso a ordinare a Teseo di abbandonare Arianna per averla in sposa. Per le nozze, Dioniso fece dono ad Arianna di un diadema d'oro creato da Efesto che, lanciato in cielo, formò la costellazione della Corona Boreale.

 

 

"Non si è gelosi quando si è Dio disse Dioniso, se non di altri dèi".
"Arianna, disse Dioniso, sei un labirinto: Teseo si è smarrito in te, non ha più un filo;
a che gli giova ora il non essere stato divorato dal Minotauro?
Ciò che lo divora è peggio di un Minotauro".
Tu mi aduli, rispose Arianna, ma io sono stanca della mia pietà,
per me dovranno perire tutti gli eroi;
questo è il mio estremo amore per Teseo : "lo faccio perire".

 

 

Friedrich Nietzsche,

frammenti postumi 1887-1888

 

 

 

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Chiara Rossi Collevati, "Leggende e tragedie della mitologia greca", pp. 251, Monduzzi Editore 1998
La raccolta di tutti i miti e le leggende greche, splendidamente spiegate e descritte.
C. Rossi Collevati - Leggende e tragedie
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AA.VV., "Saggi su Dioniso, mitologia e Zen", pp. 213
Saggi di Mircea Eliade, Karol Kerényi, Georges Dumézil, Julius Evola, J.G. Frazer, D.T. Suzuki, Karlfriedied von Dürckheim, Alan W. Watts, Ernst Jünger e Friedrich Georg Jünger.
AA.VV. Saggi du Dioniso, mitologia e Zen
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